Diamoci un tallio - Il mioginecologo

Antonino Iacona

Ginecologo

Via Rodolfo Morandi, 8, 45030 Santa Maria Maddalena - Rovigo, Italia
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Diamoci un tallio

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Cominciamo con il dire che il tallio è un metallo del III Sottogruppo B, ma a differenza dei suoi omologhi che lo precedono ha una forte tendenza a dare ioni monovalenti. Inoltre il suo raggio atomico e quello dello ione monovalente hanno dimensioni assai vicine a quelle del potassio e il fatto di essere un veleno letale dipende proprio da questo gemellaggio con il più noto metallo alcalino.
Come il selenio lo si trova nelle soluzioni solforiche e proprio del suo solfato parleremo in questa presentazione.
Ma andiamo con ordine.
Il suo nome deriva dal greco e significa “germoglio verde” e gli è stato dato dal colore che i sali di tallio danno alla fiamma.
Che il tallio avesse un futuro tra le dispute legali lo dimostrò la diatriba, a suon d’insulti, che si ebbe tra l’inglese Crookes e il francese Lamy quando lo presentarono insieme alla Mostra Internazionale di Londra del 1862. L’inglese aveva preparato molti sali del metallo mentre il francese l’aveva isolato allo stato puro. Quest’ultimo ricevette un riconoscimento per la scoperta mandando su tutte le furie l’inglese che si riteneva il vero scopritore. Una decisione salomonica della giuria, che diede anche a Crookes una medaglia, seppur in seconda battuta, acquietò gli animi e la disputa cessò.
Il solfato di tallio è incolore, insapore e solubilissimo in acqua. E questo è già interessante per colui che vuole disfarsi di qualcuno avvelenandolo. Ma la cosa più interessante sta nel fatto che non agisce subito ma dopo circa una settimana dalla sua ingestione e lo fa con astuzia, con sintomi che simulano diverse possibili malattie quali l’encefalite, l’epilessia e la nevrite. Chi potrebbe sospettare che una settimana prima il soggetto possa aver bevuto un veleno? Veleno perfetto? Quasi!
Fu usato dal precedente regime iracheno per togliere di mezzo gli oppositori, compresi quelli esiliati. Tutto ciò fu scoperto grazie a due alti ufficiali dell’esercito che, caduti in disgrazia, cominciarono a sentirsi male: sospettando qualcosa fuggirono a Damasco e, ottenuto un visto d’emergenza per l’Inghilterra, furono salvati da una pronta diagnosi di avvelenamento da solfato di tallio.
Passiamo ora alle aule dei tribunali.
In un suo romanzo, Agata Christie ha descritto esattamente i sintomi di questo tipo di avvelenamento, tanto che fu proprio un’infermiera, lettrice di quel suo romanzo che, anni dopo, salvò una bimba di 19 mesi del Qatar che era stata portata a Londra per curare una misteriosa malattia: riconobbe i sintomi e ne parlò ai medici. Furono fatte opportune analisi e il sale di tallio fu riconosciuto e si procedette alle cure necessarie salvando la piccolina; un’inchiesta rivelò che i genitori usavano il solfato di tallio per uccidere gli scarafaggi.
Il tallio all’inizio del secolo scorso era usato per combattere la tinea, un parassita del cuoio capelluto: non uccideva il parassita ma semplicemente faceva cadere tutti i capelli e di conseguenza eliminava anche il parassita.
Negli anni settanta un serial-killer inglese lo usò per avvelenare i colleghi di fabbrica. Lo stesso killer suggerì a uno degli investigatori che poteva trattarsi di avvelenamento da solfato di tallio. Una delle vittime che era stata cremata fu riesumata e sulle ceneri si procedette all’analisi con una tecnica allora all’avanguardia: l’assorbimento atomico. Si trovarono 5 ppm di tallio e la tesi di chi aveva suggerito le cause si dimostrò esatta ma la coincidenza apparve così strana che alla fine il solutore fu sospettato del delitto e fu condannato all’ergastolo. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso!
Quali sono le cause scatenanti l’avvelenamento?
Tutto è da ricercarsi in quanto avevamo precedentemente detto sulle dimensioni dell’atomo di tallio e del suo ione monovalente, assai simili a quelle del potassio. Questa coincidenza dimensionale fa sì che egli simuli il potassio e lo sostituisca soprattutto in enzimi che hanno bisogno del potassio per le loro azioni nel cervello, nella pelle e nei muscoli. L’organismo però dopo un po’ di tempo si accorge della sostituzione e tenta di espellerlo attraverso il tubo digerente il quale, ancora una volta lo riassorbe scambiandolo per potassio e il ciclo continua fino a procurare le malattie che abbiamo detto e, se non diagnosticate le cause, portare poi alla morte.
Il miglior mezzo per fermare questo circolo vizioso è quello di poter fissare il tallio in una forma chimica stabile. Una trentina d’anni fa un farmacologo tedesco – Horst Heydlauf - propose l’uso del blu di Prussia (ferrocianuro di potassio). Il potassio viene sostituito dal tallio che si lega al complesso in forma stabile e non può essere riassorbito.
Palle da biliardo esplosive
Inizio a raccontarvi qualche aneddoto relativo ai materiali macromolecolari e comincio da un polimero artificiale e cioè un prodotto ottenuto da una macromolecola naturale chimicamente modificata.
Nel 1845 un chimico svizzero – Christian Schönbein – fece reagire del cotone con una miscela di acidi solforico e nitrico concentrati. Ne usci il nitrato di cellulosa che, compresso in blocchi risultava decomporsi in maniera esplosiva: nacque così il fulmicotone conosciuto anche come nitrocellulosa.
L’esplosività del derivato della cellulosa dipende dal grado di nitrazione e raggiunge il massimo quando tre gruppi nitrici entrano in ogni ciclo saturo della cellulosa. Negli altri casi per la celluloide (questo è il suo nome più comune) il problema più grave è dato dall’alta infiammabilità del materiale.
All’inizio la celluloide sostituì l’avorio e contribuì così a ridurre la mattanza degli elefanti che cominciavano a diminuire di numero in modo preoccupante: e poi dicono che la plastica non aiuta la natura!
Con tale materiale si produssero poi oggetti della più disparata natura e il cinema deve il suo rapido sviluppo proprio alla celluloide, anche se le cabine di proiezione diventavano ambienti estremamente pericolosi (nel film “Nuovo Cinema Paradiso” il personaggio, così ben presentato da Philippe Noiret, si accecò).
Che il materiale fosse pericoloso lo si sapeva e si narravano episodi sconcertanti. In un saloon del Colorado, alla fine dell’ottocento, durante una partita di biliardo due palle scontrandosi con estrema violenza esplosero con un botto tale che nel locale tutti cominciarono ad estrarre le pistole dando il via a una sparatoria infernale. La causa dell’innesco non fu probabilmente il materiale nitrocellulosico delle palle ma la vernice al collodio (sempre di nitrocellulosa si trattava) che si applicava in superficie per renderle lucide e dure. La piccola esplosione della vernice innescò un processo esplosivo in tutte e due le palle.
Nota. Tutte le notizie più importanti sono tratte dal libro “Molecules at an Exhibition. Portraits of intriguing in everyday life” di John Emsley. (Che vi consiglio di leggere assieme ad un altro libro: I BOTTONI DI NAPOLEONE).
Studio medico dr. Antonino Iacona. Ginecologo,Via Rodolfo Morandi, 8, 45030 Santa Maria Maddalena - Rovigo, Italia
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